Tag: maternità surrogata

Titoli ingannevoli

L’Agenzia di stampa DIRE dà la confortante notizia che esiste ancora uno stato di diritto in Italia con un titolo falsificante: La Corte di Cassazione: “No al riconoscimento dei bambini con due papà” La notizia è la pronuncia della Cassazione contro il riconoscimento di certificati di […]

Il FQ per la compravendita di bambini?

Questa è la lettera che ho inviato il 5.2.19 al Fatto Quotidiano, che ha pubblicato una pagina intera pro GPA a firma della solita Chiara Lalli:   Questa è davvero una notizia: il quotidiano impegnato contro i mercati illegali ospita un’articolessa a favore del commercio […]

L’ONU contro la surrogazione di maternità

articolo mio pubblicato su Autrici di civiltà: https://www.autricidicivilta.com

qui in versione corretta e con i link
L’ONU contro la surrogazione di maternità: parole forti e chiare

Convegno a Milano: Mater Iuris, 29.11

Il diritto della madre: uscire dalla simmetria giuridica dei sessi nella procreazione Convegno presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali, via Conservatorio 7, 29 novembre 2018, Sala Lauree. Comitato scientifico: Valentina Calderai (Diritto privato, Università di Pisa), Daniela Danna […]

Morte di un camaleonte femminista

Rosemarie Tong THE OVERDUE DEATH OF A FEMINIST CHAMELEON- TAKING A STAND ON SURROGACY ARRANGEMENTS Journal of Social Philosophy Volume 21 issue 2-3 1990 [doi 10.1111%2Fj.1467-9833.1990.tb00275.x] tradotto da Cinzia Bucchioni (grazie!): Morte attesa di un camaleonte femminista, ovvero: una presa di posizione sugli accordi di […]

Dio lo vuole!

Alcune considerazioni sulla serata di conoscenza delle portatrici (come vengono chiamate) organizzata da Famiglie Arcobaleno a Milano

 

Palco interamente femminile. Donne che in California hanno intrapreso una gravidanza per poi consegnare i neonati ai committenti lavorando per la stessa agenzia raccontano perché l’hanno fatto. Domande su come si sono sentite in vari momenti. Una è convinta di non essere la madre perché il materiale genetico non era suo, poi dice che ha chiesto di non vedere i neonati dopo il cesareo, di tenerli lontani almeno per qualche ora – non voleva vederli, non voleva sentirli piangere.

L’altra dichiara che quando è rimasta incinta è andata in shock (“I was shocked”), poi scoppia a piangere mentre racconta di come l’hanno presa i suoi altri figli. Il frame interpretativo della conduttrice e delle altre donne sul palco agisce per normalizzare: “È stanca per il viaggio”. Applausi.

Ma su quel palco ci dovevano stare i committenti, a sentire sulla loro pelle (ma non sarebbe calato nelle loro viscere…) il peso delle domande: “Perché l’avete fatto? Come vi è venuta questa idea? Quando avete deciso di far fare la Gpa a una donna? A quale donna, come l’avete scelta? Non avete mai avuto dubbi? Cosa ne pensano i vostri amici, i vostri familiari? Che cosa avete provato quando i neonati sono stati separati dalla donna che li ha messi al mondo? Ma il denaro? Quanti soldi avete speso, da dove vengono, a chi li avete dati?”

Magari domande fatte da altri uomini: questa faccenda è a loro beneficio, perché è a beneficio di chi non può partorire. Qualche donna vorrebbe avere figli ma non riesce a farli, però nessun uomo può farli – chi è quindi il principale interessato? E in California infatti tutti possono mettere sotto contratto una madre a pagamento, anche uomini singoli, anche mettendo sotto contratto più donne, anche se privi di sperma vitale, che legalmente può essere comprato e usato nella surrogazione con ovuli acquistati, decidendo loro su eventuali aborti (chiamati “riduzioni embrionali”) e – nel contratto standard – su alimentazione, viaggi, sigarette, caffeina etc etc, e se disobbedisci paghi penale, lo controlliamo con gli esami del sangue. Chiara Lalli, che pure difende la possibilità legale di abortire su richiesta delle interessate, non si turba per il fatto che queste donne firmano contratti – cui nella loro ingenuità non danno nessuna importanza – accettando che la decisione di abortire sia dei committenti contro la stessa Costituzione degli Stati Uniti. Non risponde alla mia domanda su come faccia a incarnare questo paradosso. Poi mi dicono che la bioeticista scrive che non ha nulla in contrario al commercio di neonati – francamente mi sfugge la parte “etica” (in “bioetica”) in quest’altro paradosso che Lalli incarna.

E a queste domande chissà se anche i padri di Famiglie Arcobaleno avrebbero risposto, come ha fatto una delle donne che – in aggiunta a fare figli per uomini che le hanno pagate – sono state pure date in pasto al pubblico come testimonial della surrogazione di maternità felice: “È Dio che l’ha voluto. Se non fosse stato giusto, Dio non mi avrebbe permesso di farlo”. La politica ridotta a fede.

La questione generale su cui si sono sottoposte al giudizio del pubblico ierisera secondo le intenzioni degli organizzatori, cioè se siano donne “libere e autodeterminate”, è profondamente sbagliata. Perché in Italia non mancano certo donne libere e autodeterminate. Quello che manca qui è la possibilità legale di commissionare, comprare e vendere neonati, costringendo le madri – firmatarie di un contratto per fede, per disperazione, per bisogno, per altruismo, per follia, per innamoramento o amore e quant’altro, ma alla legge che importa? parliamo di diritto, non di psicologia – a separarsi dai neonati con la forza della legge, anche se non lo vogliono più come Melissa Cook e le altre che stanno ricorrendo alla Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo che la corte di Appello californiana ha detto loro che il contratto è valido, quindi che vogliono ora? I figli non sono mica loro ma di chi glieli ha commissionati: è a loro che quel contratto ha dato la garanzia della consegna, e il buon andamento del mercato negli Usa non va mai disturbato. (Spero che la Corte Suprema presto ristabilisca i diritti umani in California.)

Non è l’esperienza di Vanessa contro quella di Tizia e Caia: è un mutamento profondo del diritto e dei criteri della convivenza civile. Perché quel contratto, così poco importante, quei soldi così poco decisivi ma che pure hai ricevuto e non l’avresti fatto senza, se sgarri verranno fatti valere per separarti da tuo figlio. Come appunto è successo a Melissa Cook e alle molte altre che i figli che hanno fatto nemmeno li hanno potuti vedere.

***

(Butto giù note preliminari, vorrei farne un articolo più lungo con le citazioni precise di quanto si è detto ierisera. È stata una serata importante che dovrebbe aprire gli occhi a molti, ma soprattutto a molte, anche nei confronti del Pd: “l’onda nera che rischia di travolgere i diritti” ha detto un suo esponente – mentre è stato il suo partito ad approvare il Jobs act facendo a pezzi il diritto del lavoro, la Buona scuola aziendalizzando l’istruzione, e provate ad ammalarvi per toccare con mano che cosa è diventata la sanità pubblica in Italia: impossibile prendere appuntamenti, ticket che costano quanto le prestazioni. Concedo invece che le pensioni retributive hanno collaborato in molti a togliercele.

Si parva licet, va notata anche la neolingua: alla potenziale surrogata è stata presentata la coppia di papà – di cui ha dichiarato di essersi all’istante innamorata: “I fell in love with them”. L’agenzia che l’ha messa al lavoro a produrre neonati è scomparsa dal quadretto, è solo lo sfondo spaziale in cui questo innamoramento è avvenuto. Che coincidenza, buffa la vita! L’agenzia potrebbe avere un ruolo anche nel fatto che le portatrici felici che ci hanno presentato – una per coppia etero non pervenuta – stranamente non vengono dal Canada “altruistico” ma proprio dalla California. Ah, non chiamatelo contratto, è un “accordo”. E Louise Brown è “nata da provetta”. La neolingua avanza.

Infine: a me sinceramente dispiace scrivere delle vite di altri e altre che potrebbero essere feriti dalle mie parole perché vedono una loro realtà da cui cercano di tenere lontane certe crudezze come i soldi, i contratti, i neonati staccati dalla loro mamma, ma non sono io a metterli in piazza e a piazzare le loro storie sui palchi. Ciò che è in gioco è una questione politica, filosofica, civile: che cos’è la maternità (infatti la serata era sulle “Nuove maternità”), che cosa lega genitori e figli, se è consentito (doveroso per contratto!) allontanare i neonati dalla madre, se si può fare uso del corpo delle donne in questa o nelle molte altre maniere che il movimento Lgbt attualmente vuole introdurre sotto la maschera di pretesi “diritti”: il “diritto al figlio”, il “diritto al sesso”, il “diritto a scegliere il proprio sesso” che avalla il rifiuto delle ragazzine di crescere diventando donne in una società misogina – a beneficio delle case farmaceutiche che producono ormoni e accrescendo il potere dei medici “specialisti del genere”. Sono questioni pubbliche, dibatterne è un dovere. Ringrazio anche le donne di Famiglie Arcobaleno che alla fine della presentazione si sono fermate a discutere con me, in modo pacato, vero, rispettoso. Spero ci saranno molte altre occasioni come questa.)

I convegni sulla surrogazione di maternità

Società italiane di varie figure professionali (e non) femminili, centri universitari sul gender, o altri centri studi promuovono da un paio d’anni a questa parte numerose iniziative sulla surrogazione di maternità, chiamata in vari modi e sempre legittimata da fior di femministe. Si sono tutte […]

Le madri lesbiche tirano la volata alla Gpa

https://ilmanifesto.it/le-madri-lesbiche-tirano-la-volata-alla-gpa/ pubblicato sul Manifesto del 9 maggio 2018   Le madri lesbiche tiravolata alla Gpa di Daniela Danna.   Un giorno a Torino si registra la figlia di una donna con la sua compagna madre sociale, e il giorno dopo si è travolti da coppie […]

Comunicato stampa di ArciLesbica

Sulle dichiarazioni della Sindaca di Torino Appendino, che ha registrato alla nascita la figlia di una coppia di donne e vorrebbe fare altrettanto con coppie di uomini… da dove hanno preso il neonato?

SI NASCE DA MADRE, NO A FALSE SIMMETRIE
ArciLesbica accoglie con grande soddisfazione la notizia della registrazione all’anagrafe del figlio voluto da una coppia di donne e partorito da una di loro, che ha di fatto conferito la genitorialità alla sua compagna.
Il diritto non può essere neutro nelle questioni legate alla procreazione, dove i corpi e le loro relazioni nella filiazione sono diversi per maschi e femmine: contributo del seme versus relazione fisica, psicologica e sociale della gravidanza, e atto di potenza e coraggio del parto.
Il principio antico della legge romana “il padre è colui che ha sposato la madre” e “la madre è colei che partorisce”, legge su cui si basa il nostro diritto, può essere fatto valere nelle situazioni odierne in cui finalmente è socialmente possibile che una donna condivida la propria esistenza con un’altra donna. La maternità, scelta e voluta all’interno della coppia, anche di diritto dovrebbe conferire un pubblico riconoscimento a chi la madre ha scelto come compagna nel suo percorso di vita.
Sarebbe ovviamente assurdo usare una falsa simmetria (di corpi e relazioni non uguali!) per affermare che un padre biologico, che non ha avuto la primaria relazione con il figlio partorito da un’altra, possa conferire alcunché.
Ribadiamo che non esiste una cosa chiamata “omogenitorialità”, perché le coppie di donne possono avere figli solo con il seme di un terzo, estraneo alla coppia, mentre le coppie di uomini non possono rimanere gravide e poi partorire.
Di fatto e di diritto, il riconoscimento di due uomini soli e del figlio di uno di loro come famiglia all’anagrafe significherebbe incoraggiare i gay facoltosi a utilizzare la strada aperta all’estero del pagamento di una donna perché si separi dalla sua prole, commissionata per l’occasione. Questo va contro il diritto corrente, i diritti umani delle donne, l’autodeterminazione femminile, ridotta ad assenso retribuito per l’abbandono programmato di neonati.

Propaganda all’utero in affitto come aggiornamento professionale?

Il 10 marzo a Roma si terrà un convegno organizzato dal Gruppo Dedalo (Provider di crediti ECM per conto del Ministero dell’Istruzione) intitolato “Gestazione per altre ed altri. Genitorialità tra desideri, diritti e doveri. Aspetti psicologici, giuridici e socio-antropologici” e pubblicizzato da Famiglie Arcobaleno, al […]

Articolo su Paginauno

Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione? è uscito su Paginauno, si può scaricare il pdf http://www.rivistapaginauno.it/

Novità editoriale: monografia sulla Gpa

Maternità. Surrogata?

Che cos’è la maternità? Che cosa diventa la maternità quando è “surrogata”? Si tratta di un contratto, della creazione di un mercato per la filiazione (in astratto, in concreto di neonati). Il libro ci racconta che cosa ci aspetta se la regolamenteremo, sulla base delle esperienze di paesi come la California, il Canada, l’India, Israele, la Grecia, la Gran Bretagna e i pochi altri dove questa transazione commerciale (anche laddove viene chiamata “altruistica”, dal momento che generosi “rimborsi spese” sono sempre previsti per convincere le donne a prestarsi) è stata creata nel diritto e quindi nella società.

Bello vedere quante persone si impegnino a convincerci della bellezza di esercitare le uniche libertà che il patriarcato ha sempre riconosciuto con entusiasmo alle donne: prestare servizi sessuali e/o servizi riproduttivi a richiesta del medesimo.
Paola Mazzei

Sono ormai lontani i tempi in cui le donne venivano venerate per le loro capacità di dare la vita (qualcuno dice che questi tempi non siano mai esistiti…), quando il “linguaggio della Dea” si esprimeva nei simboli del femminile, le statuette paleolitiche dell’abbondanza materna – larghi seni e larghi fianchi – oggetti di meraviglia e adorazione per la continuità della vita e della Natura. Il potere procreativo delle donne è stato piegato ai bisogni degli uomini, soggiogato dagli déi maschili. Nel patriarcato, le donne sono state schiavizzate, obbligate a dare alla luce l’erede maschio dei loro padroni, alle loro condizioni. Abbiamo combattuto contro tutto questo, per riprenderci il potere sulle nostre vite e poter essere capaci di fare delle scelte. Ci sforziamo ancora d’essere viste come esseri umani al pari degli uomini, gli eredi della tradizione patriarcale che da loro più valore che alle donne – mentre tante di noi sono ancora costrette a portare in grembo quegli eredi. L’istituzione giuridica della surrogazione riafferma questo obbligo, questa volta in forma contrattuale invece che attraverso il matrimonio con lo status di moglie-riproduttrice. Non è progresso: dopo il femminismo degli anni ’70, è un regresso. E questi eredi servono al feticcio della “crescita economica”, cioè all’espansione del capitale: sono la forza lavoro e i consumatori del futuro, necessari in numero crescente per perpetuare l’inarrestabile ciclo capitalista che riduce ogni cosa al denaro, disdegnando l’ecologia e l’umanità – ma soprattutto la donnità.

PRIMA DI ACQUISTARE LEGGI LE PRIME 50 PAGINE.

http://www.asterios.it/catalogo/maternità-surrogata

La Gpa come il Kirby

di Daniela Danna (uscito sulla 27ima ora)   Sabato 7 ottobre ho partecipato a Chakra, una trasmissione a favore della Gpa. Non sapevo di essere l’unica voce contraria perché ad esempio la conduttrice non si era mai espressa del tutto a favore. Non sapevo che […]

PRIMA INIZIATIVA LAICA IN ITALIA CONTRO IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA

Evento organizzato a Milano da RUA-Resistenza all’Utero in Affitto presso la Casa dei Diritti, via de Amicis 10, ore 20.30, giovedì 16 marzo IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA NON E’ UN DIRITTO È ancora possibile sottrarre la nascita al business? In Italia il dibattito rispetto alla maternità […]

Femminicidio: contrordine compagne!

Stamattina la mia radio è autonomamente scivolata da Radiopopolare a Radiomaria, giusto accanto. Il predicatore di turno ce l’aveva con il femminicidio: “…questa violenza prevaricatrice e inaccettabile, espressione di odio e debolezza…”

Urge cambiare il bersaglio di Nonunadimeno e di tutte le mobilitazioni femministe antiviolenza: non vorremmo mica farci confondere con Radiomaria?!?

Con la stessa logica l’appello qui sotto è stato variamente censurato, sbeffeggiato, ignorato dai compagni gay, alcuni dei quali ci accusano di fomentare l’omofobia con le nostre parole.

Riflettiamo insieme: il fatto che le coppie gay facoltose comperino i bambini all’estero/paghino delle donne perché facciano figli da consegnare loro con tutti gli obblighi di legge è un fattore di aumento o di diminuzione dell’omofobia?

Il fatto che non lo si dica all’interno del movimento Glbt, tutto preso dalla retorica del dono e contro-dono (a parte noi poche che veniamo prontamente diffamate come fondamentaliste religiose, fasciste o anche peggio, espellendoci dal movimento) secondo voi aumenta o diminuisce l’omofobia?
En passant,  esistere come lesbica è ciò che provoca in primo luogo gli atti di “omofobia”  – che non è una malattia ma un giudizio sociale sull’omosessualità, tradotto in violenza.

 

Sulla sentenza di Trento

Cari compagni gay, vi invitiamo a non festeggiare la cancellazione della madre   Il 28 febbraio è stata resa nota la sentenza con la quale una Corte d’appello dello Stato italiano ha accettato un certificato di nascita di un paese che ha stravolto il principio […]

La riproduzione artificiale dell’umano

Presentazione del libro  LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE DELL’UMANO Ortica editrice, 2016Con la partecipazione dell’autore ALEXIS ESCUDERO a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo MARTEDÌ 10 – BERGAMO 19.00 aperitivo vegan – 19.30 inizio presentazioneCentro Socio Culturale, via Borgo Palazzo 25MERCOLEDÌ 11 – CAMBIAMENTO: ROVERETO19.30 aperitivo vegan- 20.30 inizio presentazioneCircolo […]

Nessun regolamento sul corpo delle donne

Questo è un testo contro i regolamenti che introdurrebbero la gpa in Italia, invocati da più parti specialmente nella sinistra. Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido per il codice civile italiano (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data) e di quasi tutti gli altri paesi  – tranne i pochi che ammettono la gravidanza per altri, perché i bambini non si vendono.

Questa presa di posizione è necessaria in un momento in cui l’intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto “dono” dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini.

 

Contatti stampa: daniela danna, daniela.danna @ unimi.it, autrice di Contract Children, Questioning Surrogacy (Ibidem, Stoccarda, 2015 – e di molti altri lavori: Amiche compagne amanti. Storia dell’amore tra donne (Mondadori 1994), Stato di Famiglia. Le donne maltrattate di fronte alle istituzioni (Ediesse 2009), curatrice di Crescere in famiglie omogenitoriali (FrancoAngeli 2009) www.danieladanna.it

Cristina Gramolini zabia @ tiscali.it

 

Lesbiche contro la GPA:

Nessun regolamento sul corpo delle donne

La maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (GPA), praticata in alcuni paesi, è la messa a disposizione del corpo di una donna che genera bambini su commissione.

Solitamente si impiantano nell’utero delle madri surrogate embrioni di ovociti prelevati da altre donne, al fine di recidere il legame genetico tra la gestante e chi nascerà. Chi organizza questa attività spera così di recidere anche il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto. Si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola, così come si tace del fatto che di norma si impedisce l’allattamento al seno del/neonato/a per interrompere l’attaccamento.

Lungi dall’essere un generoso gesto individuale questa pratica sociale è limitata ai pochi paesi che hanno introdotto la validità del contratto di surrogazione, proposto da imprese che si occupano di riproduzione umana in un sistema organizzato che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie, tutti mossi dal proprio interesse monetario. Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo.

Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione, in modo che la gravidanza e il parto diventino un mestiere (nemmeno riconosciuto come tale, in nessun luogo) e i neonati dei prodotti con un valore di scambio. L’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita – sanità, istruzione, servizi una volta detti pubblici – con la globalizzazione rischia così di arrivare alla riproduzione umana. Diciamo no a prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza.

Certe donne acconsentono a impegnarsi in tale contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona (ad esempio attribuendo la decisione su eventuali aborti al medico che risponde ai committenti) sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici, e la sempreverde mistica della maternità – questa volta per altri – con la glorificazione dell’autosacrificio femminile, che rende felici i committenti, molto più spesso eterosessuali, in minore proporzione gay. Le madri surrogate infatti privilegiano il proprio rapporto con i committenti a quello con la loro creatura – rimanendo comunque prive di diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri.

Non è accettabile diventare madre per altri obbligate da un contratto né seguendo le norme di regolamenti che normalizzano questa pratica avendo come conseguenza ultima la creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica.

I neonati nati da contratto sono programmati per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione.

Le convenzioni internazionali come la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993) garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni.

La convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti.

 

Di conseguenza, in nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, noi, firmatarie della dichiarazione:

–      rifiutiamo la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne;

–      rifiutiamo la mercificazione dei bambini;

–      chiediamo a tutti i paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita;

–      chiediamo a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta;

Le prime 50 firme

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

In risposta a “La mamma tra clero cattolico e capitale finanziario” di Lidia Cirillo su Communianet Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo di Daniela Danna Ci sono molti equivoci nel dibattito politico attuale sulla GPA, cioè gestazione per alt ri, come si è voluto ultimamente chiamare […]

Censura, potere patriarcale, maternità surrogata e movimenti

Quando una decina di anni fa mi sono messa a scrivere – in termini positivi, perché questi sono stati i risultati delle mie ricerche sull’accoglienza sociale delle famiglie fondate da lesbiche – di “omogenitorialità” … Leggi tutto: udine ms Il circolo Arci di Udine rimasto […]

Cosa succede in Canada

Un interessante articolo in inglese su dove portano i regolamenti e i “rimborsi spese”, sotto la spinta dall’interesse di cliniche e avvocati a diffondere la maternità surrogata:

torontolife.com/city/baby-making-business-surrogacy-market-toronto/

qui alcuni estratti (per chi non sa l’inglese: google translate è migliorato tantissimo):

Under Canada’s Assisted Human Reproduction Act, it’s legal to use another person’s eggs, sperm or uterus to bring a child into the world. It’s legal to pay a doctor to extract the eggs, to fertilize them with donated sperm and to place them into a uterus not your own. It’s legal to pay a lawyer to draw up a contract between you and the parties with whom you’re making these arrangements, and even to pay a social worker to check on the motivations of those parties. It’s also legal to cover a surrogate’s out-of-pocket expenses directly related to the pregnancy. What’s not legal is to pay someone for those eggs, that sperm or the use of that uterus. It’s also not legal to pay or be paid for helping to arrange for the services of a surrogate mother. Contravening the act can lead to 10 years in jail or a $500,000 fine. (…)

The Canadian law is written in a way that makes clear that payment to surrogates and egg donors is illegal but suggests certain expenses, with receipts, are okay. As it stands, regulations spelling out what constitutes a permissible expense are still unwritten. As a result, there seems to be a great deal of wiggle room for IPs who want to be generous. (…)

Even if everything worked as the law intended, it’s a stretch to suggest that Canadian baby making is non-commercial. It’s a lucrative business for fertility law specialists. Legal fees for a surrogacy agreement drawn up on behalf of the IPs can cost anywhere from $2,500 to $4,000. The surrogate’s representation in the negotiation typically costs just over $1,000. There is another legal fee of $3,000 to $6,000 to apply for a declaration of parentage, which ensures that a baby is the legal child of the IPs and not the surrogate.

The medical side isn’t cheap either. A single round of in vitro fertilization, which involves removing eggs from a woman’s body, mixing them with sperm in a glass dish, then slipping embryos back into a uterus with a catheter, can cost about $7,000, and drug costs can double that. Injecting a single sperm directly into an egg (a process known as ICSI) is an additional $1,500. Testing genetics before placing the embryo in the uterus is several thousand more. Testicular sperm extraction, frozen embryo transfer, assisted hatching—it adds up. All told, a single attempt at pregnancy via IVF can total $20,000. And since there is a less than 25  per cent chance that a child will result, many couples end up trying more than once.

riporto anche una tabella da queste pagine:

https://surrogacy.ca/services/the-cost-of-surrogacy.html

costi-canada

 

Milano, Udine, Roma

Il giorno 27 maggio 2016 dalle ore 14.30 presso l’Aula Seminari del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano (via Conservatorio 7) si terrà un seminario dal titolo Maternità per altri: profili giuridici e sociali tra autodeterminazione e sfruttamento. Interverranno Yasmine […]

La “proprietà di sé”

Testo del mio intervento a un convegno del 2008

download “La proprietà di sé”

diritti corpo

Milano: Gender is the new Black, Arcilesbica

Relazioni Terragni Virgilio Danna Dibattito Dove va chi se ne va dall’eterosessualità? Una polemica sulla cosiddetta « teoria del gender » divide l’opinione pubblica in Italia e nostro obiettivo è fare luce sul tema, con l’aiuto di chi fa studi di genere e di chi […]

Audio presentazioni Contract Children mp3

Milano, Libreria delle donne, con Luisa Muraro e Marina Terragni Trento, organizzato da Arcilesbica e Women’o’clock, con Giovanna Camertoni Padova, Libreria delle donne, con Franca Bimbi, Franca di Arcilesbica Bologna, Libreria delle donne, con Stefania Doglioli Pisa, Casa delle donne e Arcilesbica Lezione a Milano […]

La maternità per altri

Articolo pubblicato sul sito della Libreria delle donne di Milano

http://www.libreriadelledonne.it/lappello-internazionale-contro-la-maternita-surrogata/

Articolo pubblicato sulla rivista del Cassero La Falla

La maternità per altri

Interviste rilasciate

“Diritti umani: La GPA è uno scambio in cui il denaro cambia di tasca e i bambini cambiano di genitore”, di Francesca Mandelli – Gli Stati Generali

http://www.glistatigenerali.com/bioetica_diritti-umani/gpa-intervista-daniela-danna/

“Parola di femminista: l’utero in affitto è sfruttamento del corpo femminile” di Silvia Favasuli – Linkiesta.it
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/02/05/parola-di-femminista-lutero-in-affitto-e-sfruttamento-del-corpo-femmin/29155/>–

Menzione in “Migliaia di donne firmano per l’abolizione della maternità surrogata” di Paola Tavella – Huffington post e in “Diritti-umani: Studiose lesbiche e femministe a Parigi per dire no alla maternita surrogata”, di Francesca Mandelli – Gli Stati Generali

Presentazioni di Contract Children

26 gennaio alla Libreria delle donne di Milano, con Luisa Muraro e Marina Terragni, ore 18.30, www.libreriadelledonne.it registrazione: http://www.ustream.tv/recorded/82025808 4 febbraio a Trento, organizzata da Arcilesbica, ristorante vegano in centro 5 febbraio alla Libreria delle donne di Padova, con Alisa Del Re e altre, ore […]

Maternità per altri (detta “surrogata”)

Comincia ad esserci interesse per il mio lavoro Contract Children. Questioning surrogacy, uscito per Ibidem lo scorso mese, benché in inglese. Ringrazio Simonetta Robiony per il suo, che ha dato luogo alla pubblicazione su Se non ora quando-Libere di un’intervista che ha bizzarramente intitolato “Surrogata? […]

Contract Children. Questioning surrogacy

Il mio ultimo libro, “Contract children. Questioning surrogacy”  (Ibidem, Stoccarda 2015), è disponibile da ottobre nelle librerie che lo ordinano.

La tesi politica del libro – che raccoglie una riflessione sul significato di “famiglia” sotto il patriarcato e oltre, una ricerca sullo statuto giuridico della “surrogazione”, una sintesi di risultati di ricerche etnografiche, e molto altro ancora – si può riassumere in “maternità per altri sì se volontaria e gratuita”.
Sullo stesso argomento su questo sito uno scritto in italiano (La differenza sessuale. Uno scritto a proposito di maternità surrogata) un po’ più antico che argomenta sulla possibilità di contrattualizzare la surrogazione (in molta sintesi anche il testo più recente “La madre dimenticata”), mentre nel libro affronto anche il tema della mercificazione dell’infanzia.
Contract Children
Questioning Surrogacy
Surrogate motherhood is expanding all over the world. Debates
rage over how public policy should consider the signing
away of the parental rights of birth mothers in favor of a
‘commissioning’ couple or an individual.
In this book, Daniela Danna describes the situation in English-speaking
countries and worldwide, from California to Greece,
presenting the legal alternatives regulating (or not) these peculiar
exchanges.
Should surrogacy remain a private agreement? Should it be
treated as an enforceable contract? Are surrogate mothers
workers? What happens inside the countries that have chosen
different ways of handling this new and controversial
matter? And, the most important question of all: How can
we live in this era of new techno-medical possibilities and try
to stay human? Can we resist commodification in the field of
human relations concerning procreation?
Contract Children discusses the different ways available to obtain
a child through surrogate motherhood. It is fundamental
reading for anyone wanting to be involved in the surrogacy
process. It gives prospective surrogate mothers and infertile
couples the background information necessary for their own
informed decision. It is also an essential instrument for policy
makers and activists in the field of women’s rights, social justice,
and children’s rights.
The question of how to publicly deal with surrogate motherhood
touches upon our social vision of motherhood, ultimately
marking the position of women in contemporary society.
ISBN 978-3-8382-0760-5
220 pages, Paperback. € 29,90
Available as Hardcover:
ISBN 978-3-8382-0810-7

Intelligent, compelling and highly readable, Contract Children challenges us to rethink the meanings of motherhood, care and markets before making judgments about the ethics of surrogacy. This is a powerful and original contribution to debates on surrogate motherhood.

Julia O’Connell Davidson, Professor of Sociology, University of Nottingham.

In this book, Daniela Danna proposes thought provocking theses not only on surrogacy, but more generally on gender roles and reproduction in the framework of the contemporary technological and geopolitical lansdscape. Putting an emphaisis on the principal role of birth (surrogate) mothers Danna investigates a number of relevant issues: what is a family in cases of surrogacy? what is the role of fathers – whether they are male or female – what is the best interest of the child?  Is it possible to consider contracts of surrogacy?
Danna pulls the strings of thirty years of reflection on an issue that, from marginal and confined to a few exceptional cases, is spreading across the planet, equally involving its poorest and richest parts. Finally, an intelligent reading on surrogate motherhood, to absorb and utilize in our various fields of action, from the academy in politics, to personal life.

Caterina Botti, docente di Bioetica, Dipartimento di Filosofia Sapienza – Università di Roma

 

Daniela Danna has given us a truly global look at what is called ‘surrogacy,’ and what she more accurately calls ‘contract children.’  She traces the practice of selling ‘gestational services’ or ‘renting wombs’ from its creation in the United States in the 1970’s to its growth as a global industry, showing us the varied legal and social meanings around the world of turning pregnancy into paid labor – and often very poorly paid labor indeed.  What would it mean to value, as she argues we should value, pregnancy and motherhood as the basic social tie, the relationship within which all human life begins?

Barbara Katz Rothman, City University of New York

Leggere questo libro è come salire sul colmo di una montagna e guardare il paesaggio dall’alto. Tutti i particolari che compongono il difficile dibattito sulla maternità surrogata appaiono chiaramente nelle loro interrelazioni. La ricchezza delle fonti e una raffinata sensibilità sociologica accompagnano e supportano la narrazione. Ideale per chi desidera approcciarsi per la prima volta al tema, sarà per i più esperti l’occasione di sperimentare nuovi punti di vista.

La maternità come oggetto di potere, di stigma o di dipendenza, il ruolo riproduttivo della donna durante il suo ciclo di vita e le implicazioni sul lavoro retribuito, il concetto di famiglia e le sue relazioni con il capitale, il rapporto tra natura, tecnologia ed evoluzione biologica, tra individuo e soggetto sociale, l’importanza del simbolico nella definizione culturale dei modelli, la responsabilità individuale e collettiva sui temi della maternità e della riproduzione sono solo alcuni degli ambiti di riflessione che potranno trovare stimoli innovativi dalla lettura del libro.

Stefania Doglioli, presidente del Centro Studi sul Pensiero Femminile, Torino e dell’Associazione XXD